Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) sono uno strumento per rinnovare il panorama energetico italiano. Queste permettono infatti a cittadini, PMI ed enti locali di produrre, condividere e consumare energia da fonti rinnovabili. Un modello innovativo che rappresenta una vera rivoluzione dal basso nel mondo dell’energia, con le comunità locali che diventano protagoniste della transizione ecologica.
Una crescita che fa sperare, ma con alcune sfide
I numeri parlano di un settore in evoluzione, anche se lenta. Secondo i dati diffusi da GSE – il Gestore dei Servizi Energetici – a marzo 2025 le Comunità Energetiche Rinnovabili attive in Italia erano 212, con 326 impianti rinnovabili collegati. La potenza installata complessiva raggiungeva i 18 MW ed erano quasi 2.000 le utenze connesse.
Il percorso mostra una crescita interessante, considerando che il Politecnico di Milano aveva registrato 168 iniziative a maggio 2024. Ma con una differenza importante: di quelle 168 iniziative, solo 46 erano effettivamente attive, mentre le altre 122 erano ancora in fase progettuale.
Il quadro attuale presenta una situazione complessa. Al 31 marzo 2025, il GSE ha infatti ricevuto quasi 4.000 domande per nuove CER, che corrispondono a una potenza complessiva di circa 390 MW. Un dato incoraggiante che rappresenta circa un quarto dell’obiettivo PNRR, comunque ancora lontano da centrare, ma che evidenzia anche il divario tra aspettative e realtà.
Come sono distribuite le comunità energetiche rinnovabili
La distribuzione geografica rivela interessanti dinamiche territoriali. Il Mezzogiorno ospita il 30% delle CER attive, con 62 comunità e 84 impianti per 5,9 MW di potenza installata. Un dato che sfata alcuni luoghi comuni e dimostra come il Sud stia investendo concretamente in questo modello.
Le regioni storicamente più attive sono Piemonte, Lazio, Sicilia e Lombardia, ma ora si sta assistendo a una crescita più distribuita che coinvolge tutte le zone del Paese.
A livello di tecnologie, il fotovoltaico domina la scena nelle CER italiane, che per l’88% si servono di impianti di questo tipo. Non mancano però iniziative che sfruttano l’idroelettrico (6%), l’eolico (3%), le biomasse (2%) e perfino il solare termico (1%). Ogni territorio sta dunque sfruttando le proprie risorse naturali per diventare più indipendente energeticamente.
Le dimensioni degli impianti sono mediamente piccole, anche se la potenza mediana è cresciuta in modo leggero, passando da 55 kW nel 2023 a 60 kW nel 2024. Inoltre, quasi un quarto degli impianti (23,5%) ha una potenza inferiore ai 30 kW.
Chi guida il cambiamento
È interessante capire come funzionano le comunità energetiche rinnovabili e chi sta guidando questa trasformazione.
Il modello organizzativo più diffuso è quello denominato “Public Lead” (58%), dove sono proprio gli enti pubblici a fare da traino. Ciò prevede l’intervento di amministrazioni comunali lungimiranti, che decidono di investire nell’energia pulita e coinvolgere i cittadini in questo percorso.
Un’alternativa è il modello “Community Energy Builder”, caratterizzato dalla presenza di un soggetto privato specializzato che coordina l’iniziativa. Spesso si tratta di cooperative energetiche, società di servizi o imprese sociali che mettono a disposizione le proprie competenze tecniche e gestionali per aiutare le comunità a organizzarsi e far nascere la CER.
C’è poi il modello “Pluralista”, che incarna un approccio partecipativo. Qui non c’è un singolo soggetto leader, ma la comunità energetica nasce dalla collaborazione paritaria di diversi attori locali. Cittadini, piccole imprese, associazioni e istituzioni cooperano su un piano di parità, condividendo responsabilità e decisioni in modo orizzontale.
Comunità energetiche rinnovabili: il nuovo decreto
Il cammino verso lo sviluppo delle CER non è privo di ostacoli. A oggi, il paese è fermo a poco più dell’1% del target PNRR, che fissa a metà 2026 il traguardo di 1.730 MW di potenza installata.
A stimolare questo processo, il 26 giugno 2025 è entrato in vigore un nuovo decreto del MASE – Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Tra le novità più importanti, spicca l’estensione del contributo a fondo perduto, finanziato dal PNRR, anche ai Comuni con popolazione fino a 50.000 abitanti. Finora il sostegno era riservato soltanto ai centri sotto i 5.000 abitanti. La platea si amplia così in modo sostanziale, coinvolgendo circa il 98% dei Comuni italiani.
Il decreto prevede anche un aumento della quota anticipabile del contributo, che passa dal 10% al 30%, facilitando così l’avvio dei progetti e alleggerendo la pressione economica sulle comunità locali.
Slittano inoltre le scadenze: i lavori potranno essere completati entro il 30 giugno 2026, con l’entrata in esercizio prevista entro i due anni successivi e comunque non oltre la fine del 2027. Una finestra temporale più realistica per rendere operativi impianti che richiedono iter progettuali e autorizzativi spesso complessi.
Tra gli altri aggiornamenti si segnala anche l’apertura a nuove tipologie di beneficiari. Oltre agli enti pubblici e del terzo settore, potranno ora accedere al contributo anche le persone fisiche. E non è tutto: il nuovo testo elimina le riduzioni del contributo in caso di cumulo con altri incentivi, semplificando le regole e rendendo economicamente più conveniente aderire a una CER.
CER: un movimento con potenzialità di crescita
Le Comunità Energetiche Rinnovabili stanno scrivendo una pagina nuova della storia energetica italiana, anche se il percorso presenta più ostacoli del previsto. Con 212 comunità attive il settore mostra segnali di vitalità pur rimanendo ancora distante dagli obiettivi PNRR.
La strada è lunga e complessa, ma la crescita delle richieste – quasi 4.000 domande al GSE – dimostra che l’interesse per questo modello energetico è reale e in espansione. Le CER rappresentano una rivoluzione dal basso che coinvolge cittadini, piccole imprese e amministrazioni locali, uniti dall’obiettivo di creare un futuro energetico più sostenibile e partecipativo.
Con un quadro normativo ormai più stabile e gli investimenti del PNRR, le comunità energetiche rinnovabili hanno le carte in regola per superare le difficoltà iniziali e diventare protagoniste della transizione energetica italiana.